ORIGINE DEL NOME –VICENDE STORICO-RELIGIOSE
Oliveto, apparteneva al territorio di Motta S. Agata. Nell’ambito delle terre di Motta S. Agata con il passare del tempo si formarono diversi Casali, tra questi il casale di Valanidi, all’interno del quale si collocava OLIVETO. Il primo agglomerato sorgeva nella zona comprendente il territorio che ora va dal “VALLONE CILEA”( O SRITTU) fino agli argini del torrente, zona ,allora ricca di piante d’ulivo, quindi un uliveto. Da olive –livi(dialettale), uliveto-livitu (dialettale), probabilmente deriva il nome poi italianizzato in OLIVETO. Man mano la paura delle alluvioni fece si che il paese si spostasse verso EST e poi verso Nord-Est sul territorio dove sorge attualmente e verso la collinetta dove ancora oggi ci sono dei ruderi ( a casa russa, a fadda…).Nei documenti ufficiali riguardanti la parrocchia Oliveto veniva chiamato, fino alla II guerra mondiale, Valanidi Inferiore. Il territorio di Motta S.Agata , distrutto dal terremoto del 1783, si chiamò così fino al 1861 quando parte del territorio, compreso Oliveto, venne denominato Gallina,di cui seguì le vicende politico-amministrative fino al 1927, quando su richiesta del podestà, ammiraglio Giuseppe Genovese-Zerbi fu ampliata la città e si formò la “grande Reggio”. Infatti nel relativo decreto fatto, da Mussolini, si leggeva all’art.1 “i comuni di Campo di Calabria,.. Cataforio… Gallico..Pellaro..Gallina…sono aggregati al comune di REGGIO”.Quindi Oiveto che apparteneva al comune di Gallina passò al comune di Reggio Calabria. Delle vicende storiche di metà 800 che portarono all’unità d’Italia si hanno poche notizie. E’ certo che Giuseppe Garibaldi nel 1862 quando tornò in Calabria, dopo l’unità d’Italia passò da Oliveto (VALANIDI INFERIORE). Infatti lo storico Cingari scrive: “Garibaldi giunto alle porte della città aveva deviato per il VALANIDI verso l’Aspromonte”. Le anziane del paese dicevano, fino a pochi anni fa, che fu raccontato dalle loro nonne , che tutte le ragazze venivano nascoste dai genitori quando si seppe che i Garibaldini stavano per arrivare, perché si diceva che i Garibaldini violentassero le donne al loro passaggio.
Per quanto riguarda le vicende storico religiose: la parrocchia di Oliveto (VALANIDI INFERIORE) venne canonicamente fondata con DECRETO del 6 AGOSTO 1789 da Mons.ALBERTO MARIA CAPOBIANCO, Arcivescovo di Reggio Calabria. Prima di questa data la nostra zona apparteneva alla parrocchia di San Nicola Di Vermicudi in Valanidi Superiore che era stata fondata nel 1626. La prima chiesa descritta da mons.Pontari, terzo parroco della parrocchia, situata nel villaggio di Valanidi Inferiore in contrada Oliveto, era di forma rettangolare e finiva con un’abside, lunga m.21 e larga m.7, guardava l’occidente, aveva nove finestre con il tetto di tegole. Oltre all’altare maggiore dedicato alla Madonna della Consolazione vi erano altri due altari l’uno dedicato ai SS Cosma e Damiano e l’altro alla Madonna del Carmine.Aveva una sola campana. Vi era una fossa comune, nella chiesa, che serviva da Cimitero. Del 1858 è un importante documento:
Il decreto Regio di FERDINANDO II DI BORBONE che ufficializzava La Congrega Maria SS. Del Carmelo regolandola con uno statuto. Sicuramente la congrega ha origini più antiche di questa data.
Il 27 settembre 1793 la vallata fu colpita da una disastrosa alluvione travolgendo case e portando distruzione e dolore. All’alba del 28 Dicembre 1908 il terremoto che colpì Reggio e Messina rase al suolo anche Oliveto fu distrutta la chiesa e circa 21 persone rimasero sepolti sotto le macerie. In seguito le persone sopravvissute si rimboccarono le maniche per la ricostruzione o migrarono verso gli Stati Uniti. Nel 1933 , in occasione dell’anno Santo, per volere del parroco Felice Lopresti e della gente di Oliveto fu innalzata il venerdi Santo di quell’anno sul monte Pettodoro una Croce Monumentale (calvario) dove ogni anno il venerdì santo ci si reca in Processione. Nel 1934 fu iniziata e poi, ultimata nel 1936 la costruzione dell’attuale chiesa. Un’altra tragedia colpisce il paese alle ore 12 dell’1 Settembre 1943 , un bombardamento da parte degli americani, due giorni prima dello sbarco , nell’ambito della II guerra mondiale, pochè vi era una divisione di militari tedeschi lungo l’attuale strada provinciale (compreso il vallone Cilea). I morti furono 17 e i feriti 50, anche stavolta il paese fu sottoposto a dura prova. Continuò la migrazione verso gli Stati Uniti ma anche verso il Nord Italia. Ma per gli abitanti di Oliveto sembra non esserci pace , il 22 Ottobre 1953 un’altra alluvione devasta il paese, la gente viene sorpresa alle 4 e mezza di mattina, nel sonno. I morti furono 14 tra cui il parroco Don Giuseppe Maesano. La furia del torrente travolse portando via dalla chiesa la statua di San Giuseppe, di Sant’Antonio, il quadro dei SS. Medici Cosma e Damiano…….e anche molti documenti. Piano Piano il paese risorse diventando un centro periferico tranquillo e ordinato.
La prima scuola fu istituita nei primi anni del ‘900 ed arrivava fino alla terza elementare. Già nel 1860 ,però, il parroco del tempo Don Francesco Battaglia aveva affidato all’economo il compito di istruire gratuitamente pochi ragazzi con insegnamento privato ( per i maschi), mentre le femmine venivano istruite da una ragazza di buoni costumi.

RITROVAMENTI E RESTI
Presso Valanidi, in contrada “Cozzetta” furono trovate tre Tombe Bizantine, in una di queste tombe, c’erano frammenti di orecchini di Bronzo e 2 monete di Bronzo una di Leone VI (886-912) e una di Romano I (919-921), un’altra tomba conteneva i resti di tre adulti e un orciolo grezzo con croce obliqua alla base, la terza i resti di un adolescente e di un fanciullo.
VITA QUOTIDIANA
Il 90% della popolazione di Oliveto era dedita all’agricoltura, il pane si confezionava in casa, ma la produzione del grano è stata sempre insufficiente e spesso si mescolava farina di orzo o di giormano con farina di grano.Il formaggio si faceva con il latte delle proprie pecore e capre. Il vino non si beveva tutti i giorni, ma si eccedeva durante le domenica e le feste invece l’olio è stato sempre di largo consumo, oltre ad essere uno degli alimenti principali, serviva anche per l’illuminazione, per fare il sapone…Le case erano per la maggior parte solarate( con solaio in legname); molte erano “terragne” e attimpate (addossate al terreno) . Verso la fine dell’800 venne introdotta la coltivazione degli agrumi, in particolare del bergamotto, ma anche la coltivazione della canapa, del cotone e del baco da seta. I prodotti agricoli coltivati venivano trasportati sulle spalle dagli uomini, sulla testa dalle donne oppure sui muli e sugli asini. Diffuso era l’allevamento del maiale con il quale si mangiava la carne tutto l’anno (satizzu, suppizzati, curcuci, lardo, sugna…). Gli animali avevano il loro giaciglio accanto alle abitazioni, sia perché non si aveva la possibilità di costruire la “ zimba” in altro luogo, sia per premunirsi contro i ladri di bestiame.
I vestiti erano semplici e grossolani, gli uomini indossavano pantaloni fino alle ginocchia e calze di lana locale. Solo pochi avevano scarpe chiodate, la maggior parte portava scarpe di pelo (calandrelle)con cuoio ruvido allacciate con stringhe di cuoio. Le donne vestivano lunghe gonne e giubotti o gippone (u ippuni)aderente al corpo. Il capo veniva coperto da un fazzoletto (foulard) annodato sotto la gola.
Angela Chilà
STORIA RECENTE E RIFLESSIONI
Fortunatamente Oliveto nell’ ultimo mezzo secolo non ha subito avvenimenti catastrofici, ed essendo tutti i suoi abitanti, lavoratori, artigiani, commercianti, professionisti e impiegati, ha conosciuto un periodo di relativo sviluppo economico ed espansione territoriale, nonostante la negativa realtà sociale del sud ed in particolare modo di Reggio Calabria. Fra i suoi abitanti vorrei citare alcuni personaggi verso i quali sin da giovane ho nutrito ammirazione per la loro umiltà, rispetto altrui e civiltà, ai quali spesso ho fatto riferimento e oggi defunti: Antonio Azzarà ( u zi ntoni), Pasqualino Chilà ( Don Pascalinu), Vincenzo Saccà (Don Vicenzu), Pietro Martino(cumpari Petru), Fortunato Malara(Natu Malara i ciossu), tutti uomini di Chiesa componenti della commissione parrocchiale nelle feste patronali (all'epoca del grande Parroco Don Ciccio Labate) e grandi amici fra di loro. E fu in questo contesto che nel 1988 dopo aver solcato per 5 anni le strade d’Europa alla guida di un tir della ditta Musolino (di cui ancora oggi ho nostalgia della guida e dei trattamenti benevoli del titolare dell’azienda)assimilando esperienze di ogni genere, supportato dai genitori Antonino Chilà e Teresa Cartisano e consigliato dagli zii Paolo Suraci e Francesca Cartisano (operanti nel settore della panificazione) e per mia volontà e intraprendenza ho fondato l’omonimo panificio Pasquale Chilà. Sostenuto negli anni anche dalla sorella Tita dal cugino Suraci Giovanbattista e dal cugino consulente Cecè Cuzzocrea, avendo acquistato un terreno in zona industriale anche con l’aiuto di pochi spiccioli da parte della nonna Lavinia Dattola, nel 1998 ne costruivo un altro con annesso punto vendita sulla strada provinciale di Oliveto. Ho voluto lavorare con forno a legna costruito al 100% con mattoni refrattari. Con lo sviluppo e l’avvento di internet nel 2008 ho voluto creare il mio sito con dominio panealegnaoliveto.it perché ritengo che sicuramente Oliveto e credo anche i miei prodotti, meritano di essere conosciuti fuori e lontano dai confini parrocchiali.
Pasquale Antonino Chilà


